21/10/2009
L'esperienza di Chantal Borgonovo
In risposta all'appello di Fabrizio Saitta >> leggi
Io di solito non parlo molto volentieri di quello che è la vita privata della mia famiglia. Sono una donna estremamente riservata che ha consigliato a suo marito di esporsi e di parlare della sua malattia e si è prodigata poi per creare la Fondazione Stefano Borgonovo che ormai molti conoscono in Italia e all’estero per cercare di contribuire alla lotta contro la sla. La sla è una malattia democratica, colpisce uomini e donne dai venti anni in su, ricchi, benestanti o poveri che siano. Il percorso di sofferenza di Stefano non è stato diverso o più leggero rispetto a quello di tutti gli altri malati. La terribile diagnosi è arrivata per la mia famiglia il 4 maggio 2006. All’epoca i miei figli avevano rispettivamente 18, 16, 9 e 3 anni. Il mio senso di panico, la paura che ho provato, lo smarrimento di quei giorni non credo siano diversi da quelli di qualsiasi altra moglie. L’unica badante che ho e che copre 9 delle 24 ore della giornata è arrivata nella nostra vita nel novembre del 2008. Per due anni e mezzo ho badato da sola a mio marito perché volevo essere io a stargli accanto per sostenerlo e confortarlo. Ho perso 13 chili in un anno, il primo, per la fatica fisica e lo stress, ho perso notti di sonno per mesi quando Stefano non riusciva più a respirare, non ho mai lasciato solo mio marito nemmeno per un giorno in ospedale e nello stesso tempo ho badato ai miei figli cercando di crescerli in questi anni difficili nel miglior modo possibile. AMORE è la parola chiave, amore per mio marito, amore per i miei figli e amore per la vita. Rifarei tutto quello che ho fatto subito senza pensarci un attimo. Sono felice, forse egoisticamente, che Stefano abbia accettato la ventilazione perché lui è ancora con noi e la nostra famiglia è completa. SPERANZA è l’altra parola che mi viene in mente, speranza per il futuro che non ci è dato conoscere e che può riservare delle sorprese positive, speranza che Stefano possa vedere crescere i nostri figli e li accompagni ancora per lungo tempo nel loro percorso di vita. Ma per avere tutto questo bisogna lottare, non darsi mai per vinti e non perdere tempo a guardare quello che hanno o fanno gli altri. Così si disperdono solo energie che invece vanno investite continuamente in quelle che sono la propria vita e la propria situazione. Spero vivamente che tua moglie la pensi come me perché in questo modo potrà aiutare te e vostra figlia ad affrontare quello che verrà. E concludo con queste righe di un filosofo francese che un amico ha lasciato sul sito della Fondazione:
il pessimista si lamenta al vento
l’ottimista aspetta che il vento cambi
il realista aggiusta le vele
(Nicolas-Sebastien Roch de Chamfort)
Chantal Borgonovo
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