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Roma, 13/10/07
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Abilitazione di alcune categorie di persone ad effettuare aspirazioni endotracheali
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Sono più di mille in Italia le persone affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica che hanno accettato di
vivere con una tracheostomia grazie ad apparecchiature elettromedicali per la respirazione che li
mantengono in vita. Molti di più sono i malati di altre patologie che vivono nella stessa condizione
respiratoria.
Ancor oggi, nel nostro Paese, la pratica dell’aspirazione delle secrezioni in trachea è riservata al solo
personale sanitario. Considerato che la pratica delle secrezioni avviene mediamente tra le 7 e le 10 volte
nell’arco delle 24 ore, assistere a domicilio questi malati implica, necessariamente, la presenza
continuativa di più infermieri che si alternano durante il giorno e la notte; quando ciò non si verifica – ed
è caso frequente – i familiari o addirittura il badante praticano la broncoaspirazione nell’illegalità.
L’associazione Viva la Vita Onlus chiede al Ministro della Salute, On. Livia Turco, l’emanazione di un
decreto che estenda anche al personale non sanitario, previa adeguata formazione e certificazione, di
effettuare la broncoaspirazione, proponendo un modello che in altri paesi d’Europa è in vigore da quasi
10 anni.
L’emanazione di un simile decreto consentirebbe finalmente anche in Italia l’adozione di nuovi
protocolli assistenziali domiciliari per pazienti tracheostomizzati in respirazione meccanica invasiva.
Tali protocolli comporteranno una riduzione sensibile della spesa sanitaria e un notevole miglioramento
della qualità assistenziale erogata a domicilio per malati complessi come le persone affette da Sclerosi
Laterale Amiotrofica.
L’erogazione di moduli di 12 o 24 ore al giorno di assistenza infermieristica domiciliare potrà essere
trasformata in un modello socio-sanitario in cui l’infermiere assume il ruolo di case manager e l’aiuto
alla persona verrà fornito continuativamente da assistenti familiari formati e certificati nella pratica della
broncoaspirazione.
L’associazione Viva la Vita Onlus ha verificato, nei fatti, che la presenza di un infermiere a domicilio
per 24 ore, oltre che essere costosa e insostenibile per le Aziende Sanitarie, risulta spesso inutile e
motivata soltanto dalla mancanza in Italia di un provvedimento che consenta al personale non sanitario
di broncoaspirare.
La formazione di assistenti familiari per la broncoaspirazione e per la gestione ordinaria, laddove sia
presente, della nutrizione artificiale, razionalizzerebbe la spesa assistenziale ai malati di SLA e
ottimizzerebbe l’impiego delle risorse professionali infermieristiche, diffondendo il modello più
funzionale di integrazione socio-sanitaria in cui, a fianco di badanti specializzati, potrebbe finalmente
operare un infermiere case manager.
Tutto ciò rappresenterebbe il primo risultato immediato e diretto dell’emanazione di un decreto
ministeriale che consenta la broncoaspirazione a domicilio anche a personale non sanitario, debitamente
formato.
Ufficio Stampa dell’Associazione Viva la Vita Onlus
Roma – 13 ottobre 2007
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