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Viva la Vita Onlus - Associazione di familiari e malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica
Roma, 18/11/08
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SLA, ANCORA UN CASO DI MALASANITA’ A ROMA.
TRACHOSTOMMIZZATA E SOTTOPOSTA A NUTRIZIONE ARTIFICIALE
RIMANE 10 ORE AL PRONTO SOCCORSO: PER PORTARLA A CASA
VIENE PAGATA UN’AMBULANZA PRIVATA
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L’intervento del 118 era stato chiesto dal medico intervenuto a domicilio che la segnalava come ‘codice rosso’, in realtà aveva bisogno di un intervento di routine.
Pichezzi (Viva la Vita): “Casi come questi sono all’ordine del giorno, intorno ai malati di Sla c’è troppa impreparazione”.

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Spedita al pronto soccorso di Tor Vergata con codice rosso dallo specialista incaricato dell’assistenza domiciliare viene subito riclassificata ‘codice giallo’ poiché l’intervento di cui ha bisogno è un atto medico di routine. Dopo la beffa anche il danno; passa 10 ore abbandonata in pronto soccorso, nonostante la sua condizione di malata sottoposta a respirazione e nutrizione artificiale e la famiglia è costretta a tornare a casa pagando un’ambulanza privata. Fine della storia? No, perché nonostante 10 ore di pronto soccorso la donna è tornata a casa  con gli stessi problemi respiratori con cui era partita e sui quali nessuno al policlinico è intervenuto. E’ questa, in sintesi, l’ennesima storia di malasanità capitata a Giuseppina Pantano, malata di Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) che, assistita dalla Asl Rm B, vive al proprio domicilio.
“Mamma respirava a fatica – racconta Angela, la figlia – così ieri mattina è venuto il medico del Cad (Centro Assistenza Domiciliare). Il medico sosteneva che fosse necessario cambiare la cannula del respiratore, un intervento che normalmente si fa a domicilio, ma che lui non riteneva di poterlo eseguire in sicurezza in quanto il quadro respiratorio non era stabilizzato. Così ha chiamato il 118 classificando mia madre come ‘Codice Rosso’ e di conseguenza è stata portata al pronto soccorso del Policlinico di Tor Vergata. Appena arrivati la prima sorpresa: non c’è nessun codice rosso - come sospettavamo – ma codice giallo, perché il cambio cannula è un’operazione di routine che poteva essere fatta senza far subire a mia madre un trasporto. Aspettiamo, fanno il cambio cannula e poi mettono mia madre, che non muove nemmeno un muscolo, su una comune barella, senza nutrizione, senza che possa essere pulita e cambiata. Lei continua a respirare male, ma nessuno fa nulla; non ritengono opportuno ricoverarla e la lasciano lì. Solo a mezzanotte, il medico che arriva con il cambio di turno ci dice di portarla via; a mezza notte passata abbiamo dovuto chiamare e pagare un’ambulanza privata. Morale della storia è che mia madre ha passato una giornata infernale ed è tornata a casa con lo stesso problema di instabilità respiratoria che aveva quando è partita. Quando un malato di Sla rientra in ospedale per qualunque tipo di problema, quasi sempre non c’è un posto libero”.
“Questa storia non va letta come ‘eccezionale’ – dice Mauro Pichezzi presidente dell’Associazione Viva la Vita, che si occupa di assistenza ai malati di Sla e alle loro famiglie – purtroppo per malati complessi come questi la normalità è aver a che fare con l’impreparazione dei medici, degli assistenti domiciliari e con le tante disfunzioni del sistema. Medici che dovrebbero essere preparati per l’assistenza domiciliare e non lo sono, malati che rimangono ricoverati a tempo indefinito in attesa che il territorio organizzi la propria assistenza e ancora malati che arrivano all’ospedale con il 118 e non sanno come tornare a casa: queste sono cose all’ordine del giorno”.

Ilaria Ciancaleoni Bartoli
Ufficio Stampa Viva la Vita Onlus
Mail ufficiostampa@wlavita.org


>> la risposta del Policlinico Tor Vergata
>> come è andata a finire...
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