Lettera di Giovanni Pagliarulo al Direttore de
“Il Giornale di Putignano”
Gentilissimo Direttore,
nel ringraziarLA per l’attenzione e lo spazio che la Sua testata ha ritenuto di dedicare ad Ornella, voglio cogliere l’occasione per riportare alcune riflessioni.
Desidero innanzitutto ringraziare tutti gli amici e conoscenti che hanno voluto porgere personalmente l’ultimo saluto ad Ornella. Chiedo scusa se a molti di loro non ho avuto modo di prestare la giusta attenzione a causa della confusione determinata dal rapido succedersi degli eventi e/o a causa dell’emozione del momento che rimbalzava continuamente tra amici, familiari e semplici conoscenti che la avevano apprezzata nella vita professionale e sociale precedente la malattia.
Solo in quei giorni ho capito pienamente come tante persone seguivano con partecipazione ma a distanza la nostra vicenda perché, travolte dall’imbarazzo, non avevano trovato la forza per starci più vicino. Li comprendo!
Tuttavia devo un ringraziamento particolare a tutti quegli amici, sia quelli storici che quelli acquisiti dopo l’esordio della malattia, che sono riusciti a vincere quell’imbarazzo e sono venuti periodicamente a trovare Ornella offrendole quei preziosissimi momenti di compagnia, affetto, solidarietà.
Un altro ringraziamento lo devo alle istituzioni, per ciò che hanno potuto fare ma anche per tutto ciò che non sono state capaci di fare nonostante fosse sicuramente alla loro portata.
Gente che soffre ce n’è tanta ma non si vede perché costretta in casa, sequestrata dalla sofferenza, dal pudore, dalla vergogna di non appartenere più a quella categoria che ci viene continuamente proposta dalla televisione generalista che invia continuamente un messaggio implicito per il quale per proporsi si debba essere per forza belli, in forma, sicuri di se stessi, mai malati, senza trasmettere all’esterno le proprie difficoltà e debolezze.
Sento di dover proporre due inviti:
1) Non sprecate la Vostra esistenza! Vivete ogni giorno come se dovesse essere l’ultimo perché finché tutto va bene sembra che tutto sia dovuto, sia normale e non si ha la percezione del proprio privilegio. Ti accorgi del privilegio che avevi solo quando è ormai perso.
2) Siate più vicini a chi soffre! Credo che nel nostro patrimonio culturale condiviso debba essere riconosciuto un patto di solidarietà reciproca percepito come elemento fondante di una comunità.
Ora non solo mi sento libero di dire queste cose senza timore di essere frainteso, penso anche di averne il dovere perché tutti siate messi nella condizione di poter capire cosa succede in situazioni di tale portata e dagli effetti così devastanti sul fisico dei nostri cari e su tutti gli equilibri del nucleo familiare più vicino.
Solo chi ci passa può sapere cosa si prova, il senso di solitudine , il disorientamento, la paura del futuro, la perdita di lucidità nella gestione anche delle cose più elementari, le ferite e le cicatrici che resteranno per sempre nelle nostre menti.
Le parole non bastano a spiegare... Impari che tra chi ha conosciuto queste situazioni ci si può capire più facilmente, a volte al volo, con uno sguardo. Con altri invece le parole sono insufficienti, semplicemente perché non si è sulla stessa lunghezza d’onda.
Chiedo scusa per la paternale, per chi l’ha recepita come tale.
Salutiamo tutti affettuosamente, anche da parte di Ornella.
Giovanni Pagliarulo
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