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17 gennaio 2018

La moglie di Manfredi: «La sua eredità? L'impegno accanto ai malati di Sla»

La vedova del grande attore scomparso nel 2004, racconta il suo impegno con l'associazione «Viva la vita». Aveva cominciato negli ultimi giorni di ospedale del marito: «In stanza c'era un ragazzo malato, da allora non ho più smesso»

di Emilia Costantini, Corriere della Sera

 

Da quasi quindici anni la sua missione si chiama Sla. «Erano gli ultimi giorni del mio Nino. Lo assistevo in ospedale, non poteva più parlare, ma io capivo tutto dal suo sguardo, mi parlava con quei suoi occhi fantastici. Accanto al suo letto - racconta Erminia Manfredi, vedova del grande attore scomparso nel 2004 - c'era un malato di Sla, con cui avevo familiarizzato. Quando Nino se n'è andato via per sempre, ho subito pensato di aderire all'associazione che, a Roma, si occupa dei malati di Sclerosi laterale amiotrofica».

Il nome della onlus è significativo: «Si chiama "Viva la vita" - sorride Erminia - ed è un nome scelto proprio da coloro che sono affetti da questa terribile patologia: siamo noi che stiamo bene i "lamentoni", chi soffre per problemi così seri non si lamenta mai, non si piange addosso e inneggia continuamente alla vita! Nino - spiega - in verità era stato colpito da un ictus, che non c'entra niente con la Sla, ma poi il suo male degenerò e, per certi versi, ebbe dei problemi simili: la tracheostomia gli impediva di parlare e ancora mi rammarico di un fatto». Quale? «In quel momento non mi venne in mente di mettergli in mano una matita, per poter scrivere ciò che intendeva dirmi. È un vero peccato, adesso potrei ancora leggere le sue parole, invece...».

Dell'associazione fanno parte tutte persone che, per motivi diversi, hanno avuto o hanno a che fare con la sclerosi: «Il presidente, Mauro Pichezzi, ha perso il padre, mentre il vice, Daniele Lucantoni, ha perso la moglie: storie dolorose che hanno dato luogo a un'iniziativa bella, hanno generato in queste persone, superstiti, la voglia di aiutare altri malati. Così è stato per me: dalla tragedia della morte di mio marito Nino è nato il mio impegno sociale».

Un impegno non facile: «I malati hanno bisogno di un'assistenza continua. Quando è possibile cerchiamo di farli curare nelle loro case, contornati dagli affetti familiari, ma l'assistenza sanitaria a domicilio comporta spese notevoli e, con la nostra associazione, ci adoperiamo per raccogliere fondi. Il 19 gennaio al Teatro dell'Angelo di Roma è in scena lo spettacolo "Nell'anno del Signore" di Gigi Magni e siccome fu proprio Nino Manfredi a interpretare il film, l'incasso sarà interamente devoluto ai malati di Sla, che a Roma sono circa una sessantina».

«Viva la vita» ha sede in un piccolo appartamento. «Io mi dedico a tempo pieno a questa attività che mi arricchisce ogni giorno, però posso farlo senza grossi problemi perché non lavoro. Ma dell'associazione fa parte tanta gente che ha un mestiere, ingegneri, architetti, insegnanti... e nonostante ciò non si tirano mai indietro. La cosa più bella è andare a casa dei malati, stare con loro e, quando è possibile, portarli fuori a prendere una boccata d'aria. Sono persone inchiodate in un letto a guardare il soffitto e per parlare usano il "comunicatore": con gli occhi puntano le lettere dell'alfabeto su uno schermo e compongono le parole dei loro pensieri. Tempo fa mi è stato regalato un libro scritto da un malato in questo modo, un vero miracolo».

Una malattia incurabile, purtroppo, difficile che avvengano miracoli di guarigione. «La voglia di vivere è prepotente, ma la morte per loro non è una sconfitta, è il raggiungimento della pace. Nei casi più gravi, non è giusto l'accanimento terapeutico. E mi torna in mente l'estremo guizzo vitale di Nino: un giorno, nella sua corsia, arriva una nuova infermiera, era giovane, bellissima, somigliava alla Loren. Nino era pieno di tubi da tutte le parti, ma gli occhi gli si accesero di gioia e, portando con fatica la mano alla bocca, le mandò un bacio. Che meraviglia! In lui c'era vita ed emozione».

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