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26 gennaio 2015

Massimo Fanelli, malato di SLA: «Decido io quando morire»

Massimo Fanelli, 54enne di Senigallia, lancia il suo appello video per chiedere alla politica di contribuire perché sia legalizzata l'eutanasia. "Se un giorno potrò essere libero di scegliere lo farò"

 

ANCONA - Massimo Fanelli è malato di Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) dal settembre del 2013 e chiede l'eutanasia legale. Lui, 54 anni originario di Rimini ma da anni residente a Senigallia, a un anno e mezzo da quella diagnosi lancia il suo appello video per chiedere alla politica e ai cittadini di legalizzare l'eutanasia. «Se un giorno potrò essere libero di scegliere lo farò», dice Massimo. Sì, perché lui non sta chiedendo l'eutanasia per se stesso. Non vuole liberarsi della sua condizione. Piuttosto ha deciso di intraprendere una battaglia per tutti coloro che, nelle sue stesse condizioni, non sono liberi di scegliere.

Max, come lo chiamano tutti, è stato direttore di azienda. Per una vita ha girato il mondo e con la sua associazione "Compagni di Jeneba" (ma anche con Emergency) ha partecipato a vari progetti per la tutela dei minori nei paesi del terzo mondo. Poi nel settembre 2013 la scoperta della malattia e il progressivo deperimento fisico. Oggi Max vive nel letto senza alcuna autonomia. Proprio da lì si rivolge ai politici: «Progressivamente ho perso ogni autonomia e forza muscolare. Ho bisogno di assistenza 24 ore su 24. Respiro grazie alla tracheotomia, mi alimento via Peg. Vivo, o sarebbe meglio dire "sopravvivo", nel disagio psicofisico di questa patologia che tra dolori e disagi psicologici raggiunge e supera spesso il limite della sopportazione e della dignità umana. Tutto questo è aggravato dalle leggi in vigore che non prevedono né regolamentano il diritto all'eutanasia come in molti Paesi civili . E' umano e nobile, quindi, difendere il diritto all'autodeterminazione ed alla libertà di scelta dei malati terminali di come e quando poter porre fine alla propria vita, in modo da evitare atroci sofferenze e difendendo quella componente indispensabile della nostra libertà che si chiama dignità».

Per questo Massimo si è fatto anima della battaglia politica intrapresa da anni dall'associazione Luca Coscioni e dal comitato Eutanasia Legale, che hanno depositato in Parlamento una proposta di legge il 13 settembre 2013 e oggi lanciano la battaglia #IoStoconMax. Ecco che Massimo si rivolge alla politica: «Con questa mio appello, spero di trovare un prezioso supporto per la difesa del diritto di ogni uomo all'autodeterminazione, nel pieno rispetto degli altri e con unico giudice la propria coscienza».

ASSOCIAZIONE COSCIONI ANCONA - «Siamo contenti che Max, che non conoscevamo, ha aderito alla nostra campagna - ha dichiarato il segretario dell'associazione Luca Coscioni di Ancona Renato Biondini - È importante la sua testimonianza per tutte quelle persone che, come Piergiorgio Welby, con la malattia hanno dato corpo ad un diritto, alla possibilità di scegliere di porre fine alla propria vita dignitosamente. E con noi ci sono diversi movimenti e associazioni di Senigallia pronte a sostenere Max». Parla anche la moglie di Max, Monica Olioso, che ha detto: «Io sono per il rispetto della volontà di una persona. Sono con mio marito al 100% anche perché nessuno più di chi la vive in prima persona può scegliere».

 

fonte: Ancona Today

 

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