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Editoriali

Pensieri, riflessioni e approfondimenti a cura di Viva la Vita onlus.

Editoriali 2012

 

Lo Stato abdica: arriva l'assegno di cura

Roma, 9 novembre 2012

Sempre più spesso si sente parlare di assegno di cura per rispondere al fabbisogno dell'assistenza domiciliare per le gravissime disabilità. Assegni di cura, voucher, bonus, extra bonus e chi più ne ha più ne metta, arrivano in ordine sparso in diverse regioni italiane a soccorrere le drammatiche condizioni in cui i malati sono costretti a vivere insieme alle loro famiglie. Per i malati di SLA inoltre esiste un fondo speciale per garantire quegli ausili, ancora purtroppo non previsti dal Nomenclatore tariffario, necessari per la comunicazione interpersonale.

Fondi sparsi, fondi spot, risultato di un'operazione di tamponamento emergenziale priva di organicità e spesso foriera di sprechi poiché essenzialmente priva di controllo. Recentemente, proprio a proposito del fondo per i comunicatori si è verificato un caso assolutamente imprevisto: durante il mese di maggio del 2012 arriva all'associazione Viva la Vita una comunicazione dall'ospedale San Filippo Neri di Roma in cui si preannuncia l'imminente esaurimento del fondo per l'erogazione degli ausili per la comunicazione non previsti dal nomenclatore nella Regione Lazio. Posti di fronte all'estrema gravità del caso, ci siamo concentrati su una difficile (in questo periodo addirittura eroica) operazione di recupero fondi che sta avendo fortunatamente in questi giorni il suo esito positivo. Esauritasi l'emergenza, si è vista con chiarezza la precarietà in cui i malati di SLA sono costretti a vivere, a fronte di interventi così improvvisati e disorganici.

Durante il corso della vita, gli adulti (certo non proprio tutti) arrivano a maturare la consapevolezza che non si può contare soltanto sui miracoli o sulla Provvidenza, ma occorre garantirsi condizioni strutturali di sopravvivenza o addirittura di benessere per condurre una vita responsabile per sé e per i propri cari. In sostanza molti sanno che per vivere non si può aspettare di vincere una lotteria ma occorre trovarsi un buon impiego (in questo periodo un'altra impresa eroica). E se vuoi davvero aiutare qualcuno in difficoltà non devi fargli la carità, ma trovargli un lavoro. Ecco, però il punto è proprio questo: devi o non devi fargli la carità intanto che gli cerchi un buon lavoro? Certamente devi, altrimenti mentre cerchi di aiutarlo quello muore di fame e quando gli troverai un lavoro sarà troppo tardi.

Così, di riflessione in riflessione, si arriva a considerare l'assegno di cura da una parte e il fondo per i comunicatori dall'altra misure emergenziali e non strutturali, mentre più forte dovrebbe farsi lo sforzo organizzativo per creare e far funzionare un sistema organico all'interno del quale non ci sia bisogno fare elemosine a nessuno. Pianificare e programmare invece che improvvisare e navigare a vista.

Ma c’è un elemento in più: un mio caro amico esperto di storia americana mi raccontava recentemente che l'estrema diffusione delle armi per difesa personale negli Stati Uniti, soprattutto nella grande provincia americana, si spiegano con la storia straordinaria di quel Paese. I pionieri e i primi coloni vivevano in una terra difficile e spesso ostile, ma soprattutto in un posto in cui per molti decenni è stato assente lo Stato, la sua cultura e i suoi strumenti. L'educazione alla legalità nella prima fase dell'esistenza degli Stati Uniti d'America è stata una delle più gigantesche operazioni di educazione diffusa mai poste in essere nella società occidentale: era necessario uscire dalla fase della conquista ed entrare in quella del mantenimento e dell'organizzazione dello stato democratico. Operazione poi largamente riuscita, anche se ad oggi negli Stati Uniti molti cittadini possiedono veri e propri arsenali in casa ed è consentita una vendita pressoché libera di micidiali armi da fuoco.

Dopo essermi compiaciuto della lezione di storia americana ed aver goduto dell'edificante sensazione di aver imparato qualcosa di nuovo per me, ho ripensato proprio all'assegno di cura. Nulla di comparabile, ma una calzante metafora l'ho trovata proprio in quella vicenda. Lo Stato ha dovuto imporsi in zone in cui era assente con due azioni coordinate: educazione alla legalità e repressione della criminalità, mai rinunciando ad affermare la propria dimensione prioritaria rispetto agli interessi dei singoli. L'assegno di cura da noi può essere l'esempio di un percorso fatto al contrario: se da noi la criminalità prendesse il sopravvento e la sicurezza dei cittadini fosse ogni giorno compromessa dall'imperversare nelle strade di bande di delinquenti e fuorilegge, come ci sentiremmo se lo Stato, abdicando alle sue funzioni primarie, invece di dispiegare azioni organiche di educazione alla legalità da una parte e di potenziamento delle forze di polizia dall'altra, consegnasse alle famiglie italiane un assegno di sicurezza? Compratevi pistole e fucili, videocamere di sicurezza, antifurti e preferibilmente barricatevi nelle vostre case.

In fondo l'assegno di cura potrebbe essere proprio questo: lo Stato, incapace a farsi carico delle gravi disabilità con un sistema integrato sociosanitario, rinuncia alla propria presenza e demanda ad una cifra in denaro l'iniziativa individuale per cavarsela da soli. Si salvi chi può.

Non ultimo fra i problemi connessi all'istituzione dell'assegno di cura, infatti, vi è quello di dover contare sulle capacità organizzative connesse alla peculiarità di ciascuna famiglia, indipendentemente dalla sua condizione sociale, economica, culturale e territoriale.

Tamponiamo l'emergenza con misure finalizzate alla sopravvivenza, ma lavoriamo tutti insieme per predisporre un sistema organico di interventi che garantisca ai disabili gravissimi e alle loro famiglie dignità e qualità della vita.

Mauro Pichezzi

Presidente di Viva la Vita onlus

 

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