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Editoriali

Pensieri, riflessioni e approfondimenti a cura di Viva la Vita onlus.

Editoriali 2013

 

Fidarsi è bene

Roma, 6 febbraio 2013

Nei giorni ormai ben noti e fondamentalmente privi di sorprese in cui ritornano le promesse elettorali, chi vive con una gravissima disabilità sa bene che non deve cedere alla tentazione di non credere più a nessuno. Prima di tutto perché credere significa avere sempre delle buone ragioni per continuare a sognare un mondo migliore, ma nondimeno perché credere non è necessariamente credere in qualcuno che promette, ma è credere nelle idee che sostiene.

Di fronte allo scempio che negli ultimi anni è stato compiuto delle politiche sociali c’è poco da sperare; nel mezzo di una diffusa e trionfante ideologia del "si salvi chi può", il senso dello stato e il rispetto della cosa pubblica  sono andati da tempo a farsi friggere e soltanto a richiamarli si fa la figura dei babbei. Questo si vede in giro e questo sostengono i più.

Ma a guardar bene, a guardare veramente con attenzione, se ci si ferma un attimo a osservare il lavoro di alcuni, all’improvviso ci si ferma un istante e si dubita dei propri sensi: in tanta approssimazione si incontrano persone, anche all’interno di pessime istituzioni, che svolgono ogni giorno il proprio lavoro con scrupolo e passione, con la dovuta attenzione e con la preziosa consapevolezza che il proprio lavoro, qualsiasi esso sia, serve a qualcun altro. Serve ad un altro che magari non si conosce, ma per il quale ogni giorno si dà il proprio contributo di servizio.

Ogni giorno, proprio chi vive con una gravissima disabilità, chi soffre di SLA ad esempio, può incontrare gente del genere e talvolta capita di trovarsela davanti, quasi per caso. Un medico, un infermiere, un impiegato di una ASL, un prete, un insegnante e persino un politico.

Esiste questa possibilità e noi possiamo testimoniarlo. Ma siamo noi per primi a suggerire prudenza, poiché più si è fragili più si rischia a fidarsi di qualcuno.

Così, se da una parte non dovremmo, dall’altra siamo costretti, e non possiamo far altro che affidarci alle parole e ai gesti di chi potrebbe migliorare la nostra vita. A tutti è ben noto che il nostro Paese non brilla per i servizi alle persone svantaggiate e si sa che l’Italia, nonostante il clima favorevole, non è un Paese per persone fragili. Ad oggi siamo ad un tale punto di difficoltà che qualsiasi miglioramento della situazione, anche appena percettibile, risulta auspicabile e necessario.  E se in questi giorni di promesse se ne stanno sentendo fin troppe (ma è comprensibile poiché lo impone la campagna elettorale) a qualcuna dovremo pur credere.

L’essenziale è iniziare da noi l’opera di risanamento, la ricostruzione della civiltà del nostro Paese, ricostituendo il nostro ruolo individuale di cittadini: se siamo utenti di un servizio e quel servizio non funziona, dobbiamo essere noi a pretendere che funzioni, dobbiamo essere noi a farci sentire. L’opinione pubblica ha ancora un peso e la classe politica lo sente e lo stima.

Così se le promesse elettorali sono da considerarsi per quello che sono, cioè soltanto promesse, sta poi a ciascuno di noi pretendere che vengano mantenute, è nostro dovere di cittadini esigere che le parole diventino fatti e che la fiducia riposta nell’esercizio del voto sia adeguatamente ripagata.

Discusso tutto questo fin qui, mi resta soltanto da sottolineare un fatto niente affatto marginale: sarei anche pronto a fidarmi delle promesse elettorali per poi incalzare il politico affinché le mantenga, peccato che sino ad oggi non ho sentito, né letto in alcun programma elettorale, notizia dell’intenzione di avviare finalmente in Italia un processo di integrazione sociosanitaria per l’assistenza alle gravissime disabilità.  Pare che l’argomento non sia di grande appeal per l’elettorato e i politici si guardano bene dal trattarlo.

Ma se neanche se ne sente parlare in periodo di promesse elettorali, a quando potremo sperare di vederlo in tutto o in parte realizzato?

Mauro Pichezzi

Presidente di Viva la Vita onlus

 

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