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Editoriali

Pensieri, riflessioni e approfondimenti a cura di Viva la Vita onlus.

Editoriali 2013

 

Le magnifiche sorti e progressive

Roma, 29 giugno 2013

Mi ricordo, negli anni Settanta, il mondo sperava in un progresso dell'umanità che nel giro di pochi decenni si sarebbe avverato, soprattutto grazie alla voglia di superare confini e pregiudizi.

Io e i miei coetanei eravamo il futuro dei nostri genitori, gente che aveva vissuto la catastrofe di un intero mondo in guerra, l'orrore del mito della razza, l'incubo della scienza e della tecnologia al servizio dello sterminio di massa. Io e i miei coetanei potevamo e dovevamo, secondo le speranze dei nostri genitori, credere e lottare per un mondo migliore. Sicuramente migliore: per ben sperare avevamo ragioni da vendere, avevamo, dopo la luna, lo spazio da conquistare, la scienza poteva trasformare la nostra vita, la politica poteva restituire dignità e libertà ai cittadini del mondo, la musica sperimentava forme nuove e suggestive. In Italia si conquistavano diritti civili che soltanto qualche anno prima sarebbe stato impensabile persino ipotizzare. Certo, nel resto del mondo l'orologio della storia ancora si attardava a segnare un tempo che non voleva arrendersi all'inesorabile processo che trasforma ogni presente nella storia del passato. Ma eravamo sicuri che nel mondo avrebbe potuto dilagare presto un futuro in cui “le magnifiche sorti e progressive” avrebbero dato all'umanità la possibilità di dimenticare ogni oscuro pregiudizio del passato.

Senza attardarmi oltre, oggi va detto che, quaranta anni dopo, non è andata come speravamo noi e i nostri genitori.

Ho visto un presidente degli Stati Uniti dalla pelle scura andare a visitare Nelson Mandela, il presidente di uno stato a larghissima maggioranza di uomini e donne dalla pelle scura. Fa ancora scalpore una persona dalla pelle scura. Quando, nel 1995, mio padre, che da adolescente era sopravvissuto alla guerra e per me sognava un mondo migliore, è stato colpito dalla SLA, ero già abbastanza grande per guardare in faccia la realtà. Avevo capito che il mondo non sarebbe cambiato come avevamo sognato. Per la SLA non esisteva una cura. Nonostante i grandi progressi degli anni Settanta, nonostante la civilissima istituzione del Sistema Sanitario Nazionale, nonostante tutto, imparavo nel frattempo che per i disabili gravissimi non esisteva in Italia un sistema assistenziale adeguato e tutto il peso della propria tragedia individuale sarebbe ricaduta sulle spalle della famiglia. Cadeva all'improvviso il senso di appartenenza ad una collettività, spariva la sicurezza di appartenere ad un Paese progredito. Mi sembrava che il mondo fosse precipitato all’indietro nel tempo, dentro l'incubo del razzismo, nella follia di città distrutte dalla guerra, profughi in fuga verso ignoti ripari.

Poi la nostra guerra privata, otto anni dopo, è finita.

Dal 2003 ho deciso che avrei dedicato una parte della mia vita affinché quella sofferenza non la dovessero attraversare altri ed è nata l'associazione Viva la Vita.

Nel 2005 è nato mio figlio. Ho iniziato a sperare che per la sua generazione vi fosse in attesa un mondo migliore. Noi che attraversiamo la guerra speriamo sempre che i nostri figli possano un giorno dimenticarla. Un vizio assurdo. Ieri è scomparso Stefano Borgonovo, un uomo acuto e intelligente. Negli ultimi sei anni, la moglie Chantal e i suoi quattro figli hanno combattuto la SLA e hanno sofferto per le inadeguatezze degli ospedali e le arretratezze del sistema assistenziale domiciliare. Abbiamo lottato insieme per cambiare la storia di un Paese che non riesce a cambiare. Ma siamo ancora nel passato. L'orologio della storia si attarda ancora.

Nonostante tutto, lottiamo ancora e continueremo su tutti i fronti. Per sperare soprattutto per mio figlio e per i figli di Stefano che presto venga il tempo che da troppo tempo sogniamo. Che venga il futuro a vincere il passato. Per sempre.

Mauro Pichezzi

Presidente di Viva la Vita onlus

 

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