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Claudio Sabelli             Il Braccio della Vita
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Claudio Sabelli       Il Braccio della Vita

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Poter disporre di un comunicatore e di questo spazio fa di me un malato fortunato.
Penso a coloro che sono costretti al silenzio forzato, abbandonati da chi ha il preciso dovere di assisterli.
Senza nessuna presunzione è mio desiderio dare voce a chi ancora non ce l'ha. Per denunciare quando serve, per pensare ciò che serve.
Come in una filastrocca narrerò i pensieri che mi balenano come lampi nella mente, i desideri ingenui e la rabbia più dura.
Nient'altro che la realtà che vive un malato di SLA ancora costretto a vagare tra i labirinti della burocrazia, delle istituzioni sanitarie che manifestano lacune profonde e di una politica sempre più distante dai gravi problemi dei singoli e insensibile davanti alle sofferenze di migliaia di famiglie.
La mia esperienza di malato è a disposizione di tutti per rendere meno faticoso questo cammino che rimane di speranza.


  la SLA ed io   ars longa   scrivimi  
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"Gutta cavat lapidem"

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Ovidio
"La goccia scava la roccia"
     

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Considerazioni amare sullo sciopero della fame

1 commento - lascia un commento

Lo Stato ancora una volta ha dato prova della sua inconsistenza.

Ho visto il video dell'incontro tenuto a Roma il 12 novembre, ho visto quanto gli uomini a volte siano piccoli, racchiusi nel loro mondo in preda a convinzioni che nulla hanno a che fare con le
nostre.
Un resoconto molto noioso sui lavori della consulta per non affrontare l'emergenza.

Io sono scettico sui contenuti messi in luce dalla lotta che abbiamo fatto.
Non hanno potuto o non hanno voluto capire le nostre vere e impellenti necessità.

I 400 milioni siete sicuri che siano soldi veri?
E ancora, la somma serve per la tutta la problematica della disabilità?

Ho avuto la sensazione della supercazzola di Tognazzi, parole al vento senza significato (ricordate il film?). Non ho visto nessuna sensibilità al problema, nessun tentativo né di comprendere né di risolvere, eccezzion fatta per Mauro Pichezzi, stretto d'assedio da un linguaggio politico preistorico.

Le lotte non sono finite. Penso che ne serviranno altre.

Ultima osservazione, chiedo a tutti:
che senso hanno certe riunioni dove tutto è la ripetizione del medesimo copione?

Il mio Buddismo mi dice di guardare oltre, che c'è del buono in tutti, anche se non si vede, ma ricorda lo sforzo personale per manifestarlo.

Il gioco dei ruoli davanti alla SLA suona ridicolo.

Commento
scritto da Rossella Lombardi | 27 novembre 2009


La tua amarezza non mi stupisce, mi addolora. Il gioco meschino dei ruoli,ferisce quotidianamente ogni essere che ha ancora qualcosa di buono nel cuore. Cosa ci si può aspettare da questi artefici? Le loro azioni sono come macigni che gravano sulle nostre teste, pronti a schiacciarci.
Soprattutto questo avviene su quelle creature che, come te, si scontrano con una quotidianietà difficile. Mi viene da pensare alle cose che ci insegnavano le nostre nonne sui sentimenti e sul rispetto degli altri, quelle lezioni di vita semplici e autentiche, fatte da persone a volte di livello culturale basso, ma piene di sani contenuti.
Concetti dimenticati, ma così importanti per vivere in armonia con gli altri! Se si tornasse indietro nei ricordi di bambini, se ritrovassimo i sentimenti genuini troppo spesso ignorati, sarebbe tutto più semplice per porsi agli altri nella consapevolezza e nel rispetto dell'"essere". Certo sarebbe meno conveniente.
Concordo con te comunque sul guardare oltre e impegnarsi. Forse il tuo Buddismo negli anni ti ha reso tanto più forte e ottimista di quanto io possa essere: sulla parte buona in tutti mi sto impegnando e voglio crederci, ma per ora vedo me stessa, te e molti altri, come spettatori di fronte ad un palcoscenico fatto di banalità, di ipocrisia; vedo attori improvvisati che poco hanno a che fare con il concetto del bene comune e molto si adoperano per la difesa di quelle finte facciate costruite ad arte per essere inscenate di fronte ad un pubblico poco attento o disorientato.
E' scomodo accettare che siamo tutti parte dello stesso meccanismo e che un percorso comune ci attende. E' preferibile pensare che le situazioni che non ci riguardano da vicino si possono evitare, qualcun altro farà in seguito.
Non bisogna demordere però, io apprezzo molto la tua voce e quella di quanti come te, lottano pur nell'estrema difficoltà. Ne parlo con quanti non sanno, sperando che percepiscano. Il vostro impegno risveglia le coscienze, non di tutti forse, ma di molti si. Non demordere amico mio guerriero. Ti bacio con tanto affetto.
Rossella

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