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Claudio Sabelli             Il Braccio della Vita
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Claudio Sabelli       Il Braccio della Vita

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Poter disporre di un comunicatore e di questo spazio fa di me un malato fortunato.
Penso a coloro che sono costretti al silenzio forzato, abbandonati da chi ha il preciso dovere di assisterli.
Senza nessuna presunzione è mio desiderio dare voce a chi ancora non ce l'ha. Per denunciare quando serve, per pensare ciò che serve.
Come in una filastrocca narrerò i pensieri che mi balenano come lampi nella mente, i desideri ingenui e la rabbia più dura.
Nient'altro che la realtà che vive un malato di SLA ancora costretto a vagare tra i labirinti della burocrazia, delle istituzioni sanitarie che manifestano lacune profonde e di una politica sempre più distante dai gravi problemi dei singoli e insensibile davanti alle sofferenze di migliaia di famiglie.
La mia esperienza di malato è a disposizione di tutti per rendere meno faticoso questo cammino che rimane di speranza.


  la SLA ed io   ars longa   scrivimi  
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"Gutta cavat lapidem"

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Ovidio
"La goccia scava la roccia"
     

Editoriale
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Quando in nome dell'etica sparisce la carità cristiana

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Spesso mi trovo a pensare sul peso del pronunciamento fortemente limitativo di alcuni comitati etici sulla ricerca e sulla libertà individuale riguardo il testamento biologico. Eppure l'etica consente, distinguendo comportamenti legittimi da quelli illegittimi, un uso pieno della libertà individuale.

Donna - Stefania ChiucchiùOggi in tema di ricerca ma non solo, da parte della gerarchia vaticana l'etica viene usata come divieto, interdizione.
Non voglio entrare nel merito se una cellula sia vita o no, mi preme dire che l'offensiva delle gerarchie del mondo cattolico sulle staminali, ma non solo, costituisce un freno sulla ricerca scientifica; recentemente anche sullo stato di morte perché contrari ai trapianti nonostante sospette e rocambolesche precisazioni.

Alla faccia della carità cristiana.

Tali condizionamenti difendono la vita?
Dovrebbero rispondere i migliaia di malati affetti da malattie oggi incurabili che vedono ingerenze continue da parte vaticana che, si voglia o no, rappresenta un gruppo di potere fortissimo e onnipresente.

Sembra una contraddizione da un lato la difesa della vita, dall'altro la rinuncia a salvare la vita.

Potremmo azzuffarci in dispute teologiche ma troppo spesso la religione è percepita come distante dalla voglia di vivere degli individui. Le continue ingerenze limitano le azioni di medici e ricercatori che perdono autonomia nella loro attività diventando, spesso costretti, obiettori di coscienza, obbligati a fare penose acrobazie su cellule embrionali sopranumerarie, adulte ecc. per evitare gli anatemi inquisitori.
Lo scienziato diventa prete, politico, eretico, snaturando la sua identità.
La scienza e la religione seguono strade parallele che non s'incontrano a meno che la religione invada ambiti non suoi provocando, come la storia insegna e il presente conferma, arretramenti culturali.
Rivendicare la piena e responsabile libertà del sapere scientifico nelle sue applicazioni dovrebbe essere un dovere civico di tutti gli individui.
Viviamo in tempi controriformisti dove lo Stato è assediato da poteri religiosi che non vogliono condividere il principio libera Chiesa in libero Stato rivendicando uno Stato a forte impronta confessionale.
La classe politica attenta solo al consenso spiccio e alla riproduzione di se stessa fa spallucce e tira avanti.
Noi assistiamo impotenti ai viaggi della speranza in Cina, Perù, Ucraina, ovunque in cerca di cure.

A Roma nessun protocollo.

La causa è lo strapotere oscurantista che tiene in ostaggio i nostri ricercatori controllando direttamente o indirettamente i pochi rubinetti che erogano fondi.
Poche voci controcorrente che trovano di rado spazio nei media occupati in questioni per decelebrati.

Non stanchiamoci di chiedere l'affermazione di libera Scienza al servizio delle necessità umane.

Lo spreco di risorse in casi innumerevoli dall'Alitalia a opere pubbliche eternamente incompiute divoratrici di risorse, caste simili alle corti di Luigi XVI e scienziati costretti ad una vergognosa questua.
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Senza augurare la fine di Luigi XVI invoco il pensiero razionale, positivista di farsi audace e rompere questo silenzio mortifero.


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