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Poter disporre di un comunicatore e di questo spazio fa di me un malato fortunato.
Penso a coloro che sono costretti al silenzio forzato, abbandonati da chi ha il preciso dovere di assisterli.
Senza nessuna presunzione è mio desiderio dare voce a chi ancora non ce l'ha. Per denunciare quando serve, per pensare ciò che serve.
Come in una filastrocca narrerò i pensieri che mi balenano come lampi nella mente, i desideri ingenui e la rabbia più dura.
Nient'altro che la realtà che vive un malato di SLA ancora costretto a vagare tra i labirinti della burocrazia, delle istituzioni sanitarie che manifestano lacune profonde e di una politica sempre più distante dai gravi problemi dei singoli e insensibile davanti alle sofferenze di migliaia di famiglie.
La mia esperienza di malato è a disposizione di tutti per rendere meno faticoso questo cammino che rimane di speranza.
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"Ci sono persone che non vivono la vita presente ma si preparano, con grande zelo, come se dovessero vivere qualche altra vita. E intanto il tempo si consuma e vola via"
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Antifonte (detto il sofista) |
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Primo piano
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Archivio di Primo piano:
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| 07/01/10 |
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| 05/10/09 |
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| 14/07/09 |
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| La pratica dell'empatia contro la cancellazione dell'altro |
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| 07/07/09 |
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| 21/04/09 |
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| 08/02/09 |
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| 04/11/08 |
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| 25/09/08 |
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| 20/08/08 |
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La pratica dell'empatia contro la cancellazione dell'altro
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Prendo spunto da un bel libro a cura di
Francesca Brezzi dal titolo Amore ed empatia, edito da Franco Angeli, per scrivere su un tema per me
relativamente nuovo in quanto parte di una comunità in cui la coscienza sembra addormentata.
La filosofa tedesca Edhit Stein, ebrea morta ad Auschwitz nel 1942, poneva per prima l'empatia non come semplice immedesimazione ma il fondamento con cui viene colta la vita psichica altrui e permette di condividere il dolore e la gioia come esperienza vissuta che lo lega all'altro.
Aggiunge la Stein che l'empatia è un sapere e una pratica a cui dobbiamo educarci.
Nel Buddismo è un concetto fondamentale più volte ripreso dal maestro Ikeda che intravede
nel concetto di accoglienza il riconoscimento della Buddità dell'altro. Buddità intesa come parte rivolta al Bene presente in ognuno di noi a volte inespressa.
Il Buddismo si incentra sulla azione trasformatrice che ci fa parlare di rivoluzione umana capace di modificare in profondità i nostri comportamenti nei riguardi degli altri.
La trasformazione spirituale dell'individuo è l'essenza della pratica buddista.
L'empatia diventa la missione del Budda.
Accettare la diversità, punti di vista diversi criticabili con sincerità e da animo sgombro da veleni è l'unica condizione che evita la distruzione dell'altro o la sua demonizzazione.
Vale la pena accennare la sperimentazione che suggeriva la Stein ai suoi allievi: esercizi immaginativi mentali rivolti all'ascolto degli altri.
Un ascolto non formale ma rivolto alla reciproca comprensione.
Nel nostro impianto educativo non ci sono percorsi rivolti all'arricchimento che può venire da chi è diverso da noi.
Per chi conosce gli zadankai buddisti in cui si riuniscono gli sangha, la comunità dei credenti,
si basa sull'ascolto reciproco.
L'empatia costituisce l'unico antidoto al desiderio di guerra, all'ascolto del mondo non per generare confusione ma per affermare l'apertura a tutti
fondata sul dialogo attivo.
L'uomo afflitto dalla malattia non deve cessare la ricerca di un legame empatico con il mondo circostante e nelle difficili situazioni non deve cessare la trasformazione di sé stesso.
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